Poliplast Pesaro, Autore presso Poliplast Polistirolo - Pagina 2 di 4
-1
archive,paged,author,author-poliplastpesaro,author-2,paged-2,author-paged-2,bridge-core-2.6.5,qode-page-transition-enabled,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-25.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.5.0,vc_responsive

Author: Poliplast Pesaro

Cosa significa imballaggio primario e qual è la differenza rispetto al secondario e al terziario?

 

Spesso confondiamo il packaging (confezione) primario e quello secondario, perché la differenza è molto labile, e una spiegazione poco chiara rischia solo di generare ulteriore confusione.

Cercheremo dunque di fare maggiore chiarezza in merito in questo articolo.

— Differenza tra imballaggi primari, secondari e terziari —

Concetto di imballaggio e funzioni in un magazzino

Il concetto di imballaggio fa riferimento agli elementi che proteggono le merci per il loro trasporto, stoccaggio e movimentazione.

Durante i processi della catena di fornitura, i prodotti sono quindi esposti a una serie di potenziali rischi che l’imballaggio deve ridurre al minimo.

I rischi possono essere dovuti a condizioni ambientali, a errori di movimentazione, al deterioramento dello stoccaggio o ad altro, come furti e rapine. Questi rischi possono variare in modo significativo a seconda del tipo di carico stoccato.

Le principali funzioni di stoccaggio nella catena di approvvigionamento possono quindi essere riassunte in quattro punti chiave:

1) proteggere le merci in tutte le fasi della catena;

2) facilitare la movimentazione dei prodotti con un corretto raggruppamento;

3) comunicare le caratteristiche delle merci per garantirne la giusta movimentazione;

4) l’imballaggio ha anche la funzione di comunicare e fidelizzare il cliente finale, promuovendo l’immagine del marchio dell’azienda.

Imballaggio primario

L’imballaggio primario è quello che entra in contatto diretto con il prodotto stesso! Ma facciamo un esempio concreto prendendo in analisi una confezione di cereali;

Stando alla definizione data, una scatola di cereali non è considerata un imballaggio primario ma il sacchetto all’interno della scatola sì, perché è la parte che contiene effettivamente il contenuto della scatola. Se i cereali fossero contenuti direttamente nella scatola, potrebbero con facilità diventare stantii e venire alterati da fattori esterni, il che potrebbe degradarne il gusto, la consistenza e la struttura. Il compito principale dell’imballaggio primario è dunque proteggere e conservare il prodotto all’interno.

Utilizzando l’esempio dei cereali di cui sopra, l’imballaggio primario comprende, in realtà, non solo il sacchetto in cui sono contenuti i cereali, ma anche la scatola in cui il sacchetto è conservato.

 

Possiamo definire imballaggio primario il packaging con il quale il prodotto viene normalmente acquistato.

Sono considerati imballaggi primari:

  • cartoni del latte;
  • lattine di birra;
  • bottiglie di plastica per detersivi;
  • sacchi per l’imballaggio del calcestruzzo;
  • scatole di cartone per mobili.

Imballaggio secondario

L’imballaggio secondario viene utilizzato per raggruppare una certa quantità di prodotti in un’unità facile da identificare, con lo scopo di poterli rintracciare più facilmente.

Le spedizioni di prodotti più piccoli vengono spesso effettuate utilizzando l’imballaggio secondario.

L’imballaggio stesso può essere composto da diversi pezzi singoli, tra cui:

  • la scatola;
  • l’imbottitura interna;
  • i separatori di prodotti;
  • i rinforzi per evitare lo schiacciamento o l’ammaccatura della scatola;
  • etc, etc

Per la maggior parte delle persone, l’imballaggio secondario è ciò che viene in mente quando si pensa all’imballaggio vero e proprio. Tutto, dalle confezioni di marca per l’e-commerce che si ricevono per posta alle scatole personalizzate che tappezzano gli scaffali di un negozio al dettaglio, fa parte del livello di imballaggio secondario.

 

Riprendendo l’esempio dei cereali: l’imballaggio secondario è la scatola che contiene l’insieme di scatole di cereali personalizzate, da immagazzinare in un deposito, prima di andare sugli scaffali dei negozi.

 

Esistono anche dei casi dove, l’imballaggio primario e quello secondario, si “uniscono” (sovrappongono) per attirare l’attenzione del consumatore!

Ad esempio, i negozi spesso ricevono dei DVD all’interno di una scatola che funge anche da espositore. La scatola serve come imballaggio secondario per proteggere l’articolo, ma anche come imballaggio primario per la vendita al dettaglio per attirare l’attenzione del consumatore, anche se la custodia del DVD è il modo in cui il film viene consegnato al consumatore.

Imballaggio terziario

L’imballaggio terziario viene spesso identificato come imballaggio per merci sfuse o imballaggio di transito.

Viene principalmente utilizzato per trasportare un numero maggiore di merci in modo sicuro e protetto fino a destinazione; quindi, riprendendo il nostro esempio, immagina diverse scatole di cereali che arrivano su pallet presso i centri di distribuzione.

Questa tipologia di imballaggio facilita:

1) la movimentazione;

2) l’immagazzinamento;

3) la spedizione di merci come unità singole e autonome.

 

Spesso, l’imballaggio terziario è rivestito da diverse scatole di cartone raggruppate insieme con una pellicola elastica, comunemente noto come estensibile, per evitare che l’imballaggio venga spostato e urtato durante il trasporto.

Nella maggior parte dei casi i consumatori non vedono l’imballaggio terziario, perché spesso viene utilizzato solo per aggiungere un ulteriore strato di protezione all’imballaggio secondario e per raggruppare spedizioni più grandi per immagazzinare e recuperare facilmente le referenze.

 

Abbiamo quindi spiegato, in maniera dettagliata, la differenza tra imballaggio primario, secondario e terziario… E, se sei arrivato a leggere fino a qui, non ci resta che chiederti: Sei alla ricerca di materiale di qualità per proteggere i tuoi prodotti, i tuoi beni personali per traslochi o spedizioni? Se si visita il nostro shop-online oppure contattaci via email per ogni necessità!

Se avete in mente altri metodi e tecniche di decoro fatecelo sapere! Pubblicate alcune foto delle vostre creazioni e taggateci su Facebook e Instagram!

Le sigle stampate sui packaging degli oggetti che utilizziamo ogni giorno sono dei simboli che permettono di riconoscere in modo chiaro ed immediato il tipo di materiale del quale è costituito un oggetto riciclabile. Non tutti i paesi del mondo hanno adottato gli stessi simboli, anche se molto spesso questi si somigliano. Oggi vedremo insieme i codici di riciclaggio (più frequenti) vigenti in Italia.

Il codice del riciclo FOR50 indica il legno.

Gli imballaggi in legno sono soprattutto imballaggi terziari o per il trasporto. La tipologie di imballaggio in legno più usate sono i pallet o le bobine dove si avvolgono i cavi. Il sughero ha invece il codice FOR51. E’ un materiale 100% riciclabile e riutilizzabile e il principale utilizzo che se fa, come tutti sappiamo, è per la realizzazione di tappi.
Il triangolino con PAP20 si riferisce al cartone ondulato, tipicamente usato per scatoloni e imballaggi. Il simbolo PAP21, invece, indica il cartone non ondulato, spesso utilizzato per le confezioni alimentari. I rifiuti con questo simbolo vanno differenziati nel bidone della CARTA.

Il codice del riciclo PS6 indica il polistirolo, il materiale principe della nostra attività e va gettato nella PLASTICA.

 

➡  Tutti gli imballi che riportano la sigla LDPE4 (che sta per LOW DENSITY POLIETILENE) sono differenziabili nella plastica, così come i suoi fratelli HDPE (che indica imballaggi High Denstiy Polietilene) e PE (che indica imballaggi in Polietilene).
Alcuni esempi di imballaggi con cui lavoriamo, che riportano la sigla LDPE sono: lacci per legatura, film per fogli, film per buste, film per bobine, estensibili manuale, bocciare standard.

 

Tutti gli imballi che riportano la sigla HDPE2 (che sta per HIGH DENSITY POLIETILENE) sono differenziabili nella plastica, così come i suoi fratelli LDPE (che indica imballaggi High Denstiy Polietilene) e PE (che indica imballaggi in Polietilene). Alcuni esempi di imballaggi con cui lavoriamo, che riportano la sigla HDPE2 sono: polietilene accoppiato, cartone e bocciolare accoppiato.

Ricordatevi sempre di verificare le disposizioni del vostro Comune per la gestione dei rifiuti!

POLISTIROLO ESTRUSO O ESPANSO? CARATTERISTICHE TECNICHE DI UN VALIDO ISOLANTE TERMICO

Polistirolo o polistirene? Espanso o estruso? Perché sceglierlo come isolante? Vediamolo insieme!
Conosciuto con il nome di polistirolo, il polistirene è tra i materiali più utilizzati in edilizia per via della sua versatilità e per le prestazioni tecniche.

Polistirolo o polistirene?
Il polistirolo è uno dei materiali più utilizzati in campo edile; questo perché, date le sue caratteristiche, è in grado di isolare termicamente la struttura.
Il polistirolo viene spesso chiamato polistirene generando confusione sul materiale… infatti sono sinonimi! Si tratta dello stesso prodotto!

Quando si parla di polistirene ci si riferisce a un materiale che si ottiene dallo stirene, in seguito a un processo di polimerizzazione; inoltre il polistirene viene differenziato anche in base alla tipologia di produzione: troviamo quindi il polistirene estruso oppure espanso.

 

Differenza tra polistirolo espanso e estruso

Polistirolo espanso o estruso sono due tipologie di materiale con caratteristiche simili tra di loro, ma che tuttavia presentano alcune importanti differenze.

Polistirolo espanso:

Il polistirolo espanso è uno dei materiali più utilizzati per l’edilizia ed anche uno dei più efficaci, in grado di garantire un notevole isolamento termico. Viene anche segnalato con la sigla EPS e si ottiene partendo da piccole sfere di polistirene, le quali verranno messe poi a contatto con del vapore acqueo e pentano, per poi essere compresse in appositi stampi. Il pentano, che per caratteristiche risulta essere insolubile in acqua, viene diffuso all’interno delle sfere.

Il successo del polistirolo espanso è dovuto alla sua grande efficienza ed efficacia, in quanto garantisce all’edificio un ottimo isolamento termico e comfort. Nonostante si tratti di un materiale piuttosto rigido presenta un peso modesto e limitato ed è quindi utilizzato per realizzare pannelli isolanti.

Il suo grande successo è dovuto senza dubbio alle sue caratteristiche:

  • Ottime caratteristiche isolanti termiche
  • Ottima traspirabilità che gli consente di contrastare la formazione della muffa
  • Molto duraturo
  • Assorbe gli urti grazie alla sua elasticità
  • Impermeabile
  • Atossico, leggero e anallergico
  • Riciclabile
  • Compatibilità con cementi e differenti trattamenti
  • Peso ridotto che ne agevola lo stoccaggio e gli spostamenti

 

Polistirolo estruso:

Il polistirolo estruso è a sua volta un materiale estremamente efficace e molto utilizzato per garantire l’isolamento termico; le differenze con l’espanso sono dovute principalmente al differente processo di lavorazione; il polistirolo estruso si presenta come un materiale più compatto e robusto e, per questo motivo, più pesante e meno elastico dell’espanso.

Nonostante garantisca meno comfort e meno facilità di spostamento rispetto all’espanso il polistirolo estruso risulta particolarmente indicato per chi è alla ricerca di un’estetica migliore perché presenta una superficie molto più rifinita e liscia.

Questa tipologia di materiale viene indicata con la sigla XPS; per la produzione dell’estruso i granelli vengono inseriti in un estrusore per poi essere sottoposti a forte pressione per dare vita a delle vere e proprie lastre.

Perché scegliere il polistirolo come isolante per le proprie abitazioni?

Il polistirolo è indicato per isolare in maniera efficace la propria abitazione; in particolare l’EPS risulta essere molto utilizzato anche perché riesce a garantire un ottimo rapporto tra qualità e prezzo. Viene prodotto principalmente in lastre, ma può anche essere tagliato e modellato su misura, e viene utilizzato soprattutto per:

  • Isolare tetti a falde e tetti piani
  • Garantire l’isolamento termico dei solai
  • Isolare pareti verticali in intercapedine e dall’interno
  • Ridurre i ponti termici
  • Isolare il pavimento e soffitti

Quelle indicate sono ovviamente sono alcune aree di applicazione di questo materiale, che grazie al suo ampio impiego e alle sue caratteristiche, viene anche sfittato per realizzare lastre per l’isolamento a cappotto.

Lastre per l’isolamento a cappotto

Quando parliamo di isolamento a cappotto facciamo riferimento a uno dei metodi più comuni in assoluto per isolare abitazioni, edifici e industrie, sia di nuova realizzazione sia già esistenti. Il principale componente dell’isolamento è costituito dall’EPS (polistirene espanso). Il cappotto è infatti composto da lastre in EPS, collante e una rete di armatura.

A cosa serve il cappotto? Le sue funzioni principali sono:

  • Ottima capacità di isolamento termico
  • Protezione contro gli agenti atmosferici
  • Favorisce il risparmio energetico
  • Contribuisce alla riduzione dell’inquinamento
  • Atossico e ottimo alleato contro le muffe

Il polistirolo in edilizia è quindi un eccellente isolante per pareti a cappotto, riscaldamento a pavimento e tetti ventilati. Inoltre è un materiale amico dell’ambiente perché atossico e riciclabile al 100%; garantisce un alto comfort abitativo, oltre che a una forte riduzione degli sprechi energetici con un minore impatto ambientale.

L’isolamento a cappotto con polistirolo viene prodotto utilizzando delle lastre in EPS tagliate a misura, che vengono applicate all’interno del muro e nell’intercapedine. Il polistirolo, oltre a offrire una protezione dal caldo e dal freddo, è traspirante e idrorepellente, perciò è un ottimo rimedio contro la formazione di muffe. La sua resistenza ad agenti patogeni, muffe e umidità rende quindi i pannelli di polistirolo tra i materiali più duraturi; infatti anche a distanza di moltissimo tempo le proprietà isolanti rimangono invariate.

La manifestazione è giunta alla sua seconda edizione e punta sempre più in alto! Pesaro Challenge si svolge a Pesaro, Città Europea dello Sport, Capitale Europea della Cultura 2024.

Tre giorni ricchi di Sport e tanta energia nella bellissima cornice del lungomare cittadino, dalla Palla di Pomodoro a Baia Flaminia con tantissime iniziative. Sarà possibile fare sport in libertà, partecipare a lezioni, provare tante nuove discipline, gustare street food, in un ambiente che punta al benessere.

La manifestazione avrà come sede principale Piazzale della Libertà, nel Villaggio Pesaro Challenge cuore pulsante dell’evento, ma si svolgeranno tantissime attività anche nel lungo mare, al Campo di Marte e sul monte San Bartolo con intrattenimento e un programma tutto da scoprire come:

Attività a 6 Zampe, 1° Plogging, giro accompagnato in Mountain Bike, Trekking sul San Bartolo, Gara di Nuoto in acque libere, Moto Terapia, Marcia e Nuota, Vela e Canoa, Torneo Calcio inclusivo, Mini Volley, Tennis, Arrampicata, Baseball, Laboratori interattivi. Scherma laser, Atletica con prove di sprint, in pista con Carrera Toys, Balla con noi… e molto ancora.

Poliplast, credendo nei valori che questa manifestazione vuole trasmette, ha deciso di collaborare nuovamente all’evento con un suo contributo unico!

Noi di Poliplast abbiamo già realizzato e progettato totem in polistirolo da esporre durante l’evento, la scritta “Pesaro Challenge” gigante, di quasi 8 metri di lunghezza, da esporre sul palco principale della manifestazione… ma quest’anno abbiamo aggiunto ulteriori elementi per rendere la manifestazione ancora più unica! I nuovi elementi realizzati sono:

  • nr. 2 podi per le premiazioni
  • nr. 2 backdrop per l’esposizione degli sponsor principali
  • nr. 2 loghi “Pesaro Challenge” in formato ridotto da trasportare facilmente
  • nr. 2 Totem Poliplast per mostrare a tutti di cosa siamo capaci!

Tutti gli elementi sono stati realizzati mantenendo un’immagine visiva coordinata con i loghi ufficiali della manifestazione! Sarà inoltre nuovamente presente il totem di LeoMarameo, in versione detective, realizzato da Poliplast per Escudo ASD.

Vi invitiamo a cercare, e a fotografarvi, assieme alle nostre creazioni all’interno della manifestazione, che si terrà il 2-3-4 Settembre 2022!

scopri di più con la brochure dell’evento! Clicca qui per scaricarla (inserire pdf da scaricare)

Simile alla larva della farina, ma di stazza superiore, è chiamato anche Superverme per via del suo “super – potere”: mangia la plastica! Per la precisione, sembra essere ghiotto di polistirolo.

I primi a notarlo, qualche anno fa, sono stati un gruppo di studenti filippini di una scuola superiore. Da allora, le larve di Zophobas Morio, sono diventate motivo di studio per via della loro capacità di cibarsi di polistirene. Secondo una serie di nuove ricerche, tra cui quella dell’Università australiana del Queensland, sarebbe possibile sfruttare queste capacità per costruire impianti di smaltimento di plastica.

Il “talento” di queste larve è stato messo alla prova da Chris Rinke e i ricercatori della School of Chemistry and Molecular Biosciences dell’Ateneo australiano. Le larve di Zophobas Morio crescono mangiando una varietà di cose, ma principalmente crusca di frumento e altri cereali.

Come per tutte le larve, il loro ciclo di vita, prevede che a un certo punto formino un bozzolo trasformandosi in pupe, per poi ripresentarsi sotto forma di individuo adulto. Nel loro caso, un coleottero nero. Tuttavia si è scoperto che questo accade se restano isolate mentre, se allevate in grandi gruppi, restano larve e continuano a mangiare.

I ricercatori hanno quindi realizzato un esperimento su tre gruppi di larve; il primo è stato nutrito per tre settimane con crusca, il secondo gruppo solo con polistirolo e il terzo è stato lasciato a digiuno.

Stando ai risultati, presentati in un documento pubblicato nella rivista Microbial Genomics, “le larve che si sono cibate di polistirolo non solo sono sopravvissute, ma hanno anche preso un po’ di peso” – sostiene il coordinatore del team – “questo comporta che i vermi possono ricavare energia dal polistirene, più probabilmente con l’aiuto dei microbi al loro interno”.

I ricercatori hanno utilizzato una tecnica chiamata metagenomica per trovare svariati enzimi codificati che hanno la capacità di degradare il polistirene e lo stirene. Anche se il polistirolo, da recenti studi, sembra possa degradarsi in “appena” un centinaio di anni alla luce solare, loro possono fare lo stesso in pochi giorni.

superverme

E se queste larve sono, stando alle parole di Rinke, come “piccoli impianti di riciclo, che sminuzzano il polistirene con le loro bocche e poi li danno in pasto ai batteri nelle loro pance”, noi possiamo studiarli per creare qualcosa di simile, ma più in grande.


Potremmo infatti sminuzzare il materiale e poi darlo in pasto agli enzimi replicati grazie allo studio del Zophobas morio; facendo così crescere i batteri intestinali in laboratorio per testare ulteriormente le loro capacità di degradare il polistirene e “aumentare questo processo a un livello richiesto per un intero impianto di riciclaggio”, ha affermato Jiarui Sun, dottoranda e seconda firma dello studio.

E cosa resta in fondo a questo processo? Secondo Rinke “i prodotti di degradazione di questa reazione possono essere utilizzati da altri microbi per creare composti di alto valore come le bioplastiche”.

Questa scoperta ci insegna che, dalla natura, possiamo ancora imparare tanto per migliorarci e salvaguardare il nostro ambiente! Non dobbiamo mai smettere di studiare ed accrescere il nostro sapere.

Fonte: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2022/06/10/news/supervermi_mangia_polistirolo-353272552/

Per favorire la riduzione dell’impatto ambientale, nella filiera del polistirolo, Poliplast utilizza un compattatore per ridurre il volume degli scarti prodotti dalla rifilatura dei blocchi e durante il processo di lavorazione e produzione prima di cederli ai riciclatori.

Bisogna sapere infatti che, la gestione degli scarti di produzione, non è solamente un problema ambientale ma anche economico dato che, il loro smaltimento costa e l’EPS (polistirolo) è inserito tra le categorie di materiali che pagano un contributo più alto al Conai.

D’altro canto, lo stoccaggio degli scarti in azienda occupa molto spazio prezioso, rendendo difficile la logistica.

Ed è a questo punto che entra in gioco il compattatore: i vari scarti di produzione (sfrido, elementi danneggiati, etc) vengono inizialmente triturati finemente da delle lame, il prodotto ottenuto è poi convogliato in un “silos”, direttamente collegato alla macchina, che riceve il materiale per caduta compattando il tutto in blocchi a forma di parallelepipedo.

I blocchi vengono quindi collocati su bancali pronti per essere ceduti ai riciclatori che li trasformano in granuli di materia prima seconda, per tornare nel ciclo produttivo in ottica di economia circolare; infatti dal polistirolo pressato è possibile ottenere anche:

penne (tipo Bic)

solette per le scarpe

oggettistica per la scuola come righelli, goniometri, etc (quelli trasparenti sono in plexiglass)

nuovi blocchi di polistirolo da reinserire nel ciclo produttivo

 

Esistono due tipologie di polistirolo pressato: la prima è quella più “pura” ed è composta da bancali di polistirolo bianco, la seconda è detta Floreale ed è composta da blocchi di polistirolo misto come bianco, azzurro e nero grafitato.

Con l’inizio della primavera abbiamo inaugurato una nuova rubrica, DIAMO I NUMERI, con l’intento di farvi conoscere meglio noi, Poliplast e le cose che ci succedono quotidianamente. Ogni lunedì, a partire dal 21 marzo fino a …. ogni lunedì sui nostri social Facebook e Instagram abbiamo pubblicato un post simpatico legato a un numero che riguardava il mondo Poliplast.

Ci teniamo a riproporveli anche qui sul nostro sito in modo che rimangano sempre visibili.

Partiamo col primo post, dedicato ai caffè bevuti in azienda.

Inauguriamo oggi ????? ? ??????, appuntamento settimanale in cui vi sveleremo qualche curiosità sul nostro lavoro e sulle nostre abitudini, così che possiate “curiosare” nel mondo Poliplast.
Ogni settimana vi daremo qualche numero, vedete voi che uso farne, peccato non esista la ruota di Pesaro! ?
Pronti? Via!
Per qualcuno erano 7000, per noi sono ???? 30.
Trenta è il numero approssimativo (arrotondato al ribasso) di caffè presi al giorno da tutti noi. ☕️
Complessivamente eh, non cadauno!
E in azienda da voi? A quanto arrivate?
Secondo post: email ricevute nell’arco di una giornata.

 

Proviamo a immaginare un mondo senza internet. Bisognerebbe ricominciare a spedirci lettere, inviare fax, addirittura TELEFONARE! ?

 

Per fortuna internet c’è ed è anche parte integrante del nostro lavoro, pensate che in un giorno riceviamo circa 80 e-mail (senza contare lo spam).

 

E in azienda da te, a quanto arrivate?
Terzo post: decorazioni natalizie.

 

Avete mai visitato i mercatini di Natale A Mombaroccio ? Le decorazioni come fiocchi di neve, pupazzi, pinguini e villaggio natalizio (con luci che si illumina di sera) è opera nostra!

 

Si tratta di circa 150 sagome in polistirolo ed è il nostro record come numero di elementi natalizi realizzati, in un unico ordine. ? ? ❄️ ⛄️

 

ps: che strano vedere una grafica natalizia ad Aprile! ?
Quarto post: passi.

Smartwatch alla mano… quanti passi fate mentre siete al lavoro?

Probabilmente chi lavora al pc arriverà a sera con un numero bassino sul contapassi… noi di Poliplast in media finiamo la giornata lavorativa con un totale di 9000 passi circa!

Non male, eh?

Quinto post: dipendenti.

Un altro appuntamento con la rubrica che vi farà scoprire qualche curiosità sul mondo Poliplast.

➡️ Da quanti dipendenti è formata Poliplast? 8!

 

Se vuoi conoscerci meglio puoi rileggere questo articolo uscito qualche mese fa. ⬇️

 

Sesto post: elementi in serie.

 

Oggi per la rubrica ????? ? ?????? vi sveleremo il maggior numero di elementi in polistirolo creati, trattati e dipinti a mano da noi di Poliplast: sono ??? e si tratta dei pouf tricolore utilizzati in Piazzale della Libertà dal Comune di Pesaro.

 

Se sei curioso puoi rivederli qui ⬇️

 

Settimo post: telefonate.

 

Quante volte squilla il telefono in una giornata qui in Poliplast?
Tante, troppe volte!
Rispondiamo a circa 70 chiamate giornaliere, tra clienti, fornitori e… call center! ? 
Ottavo post: forma in polistirolo più pesante.

 

Qual è stata la forma personalizzata più pesante che abbiamo mai realizzato?

 

E’ stato creato per un matrimonio ed era un arco colorato, trattato con supporti per manifestazioni ed eventi per un totale di 27kg.

 

Puoi vedere il risultato qui: https://fb.watch/ceIIRH9H2y/ 
Nono post: forma in polistirolo più pesante.

 

Le cose non vanno sempre bene qui in Poliplast (ma dappertutto, eh!) e a volte succede che un macchinario, o una parte di esso, si danneggi.

 

Fortunatamente capita di rado, ma quando capita, quelle 2/3 volte all’anno, sono ?????? amari e si scatena il panico! ?

 

E in azienda da te, fila sempre tutto liscio?
Decimo post: computers.

Continuiamo a dare i numeri* e oggi è la volta del ??.

????? sono i computer coi quali lavoriamo ogni giorno, tra uffici, magazzino e produzione.
*Giocateli pure al lotto e se vincete dedicateci almeno un brindisi!
Cheers! ? 
Undicesimo post: cancelleria.
Ultimo post di questa rubrica. 
Quanti evidenziatori consumiamo nell’arco di un anno? Circa 50: siamo in 8, mediamente finiamo un evidenziatore in 2 mesi.
Ogni tanto ne sparisce qualcuno, ma questa è un’altra storia.? 
Anche in azienda da te sparisce magicamente la cancelleria? ?

Lo sapevi che, il polistirolo, è un ottimo alleato contro la muffa delle pareti di casa?

Devi infatti sapere che, più un ambiente è isolato, maggiore è la temperatura interna delle pareti e minore è il rischio che si sviluppino muffe.

Nei vecchi edifici adeguatamente isolati, il polistirolo porta un significativo miglioramento del clima interno e a una riduzione delle spore di muffa.

Il fenomeno della muffa ha una semplice spiegazione fisica: l’aria calda assorbe molta più umidità rispetto all’aria fredda.

Per esempio, l’aria con una temperatura intorno ai 20 °C, e una umidità del 60 %, contiene tanti g/m3 di vapore quanto l’aria con una temperatura di 15 °C e un’umidità del 80 %.

Come ben sappiamo le pareti esterne e le superfici delle finestre tendono sempre ad essere un po’ più fredde; l’aria calda presente nell’ambiente interno si raffredda in prossimità di questi elementi, incrementando così l’umidità relativa dell’aria; gli edifici scarsamente isolati sono quindi sempre vulnerabili alla muffa!

Per garantire l’eliminazione dell’umidità nelle varie stanze bisogna garantire un adeguato ricambio d’aria. Ciò avviene grazie alla ventilazione tradizionale con finestra, per un breve o lungo periodo (“A casa adda piglià aria!” ci.t) oppure con ventilazione domestica controllata.

Le abitazioni ben isolate offrono a chi ci vive eccellenti livelli di comfort. La temperatura della superficie interna della parete è vicina alla temperatura interna, anche quando fuori è molto freddo. Ad ogni modo, i ponti termici dovrebbero essere evitati sia in fase di progettazione che in caso di gestione e installazione dei vari materiali. Le Linee Guida di Lavorazione del Gruppo Qualità per i sistemi di isolamento termico dovrebbero essere applicate durante la gestione dei sistemi compositi di isolamento termico.

Sei alla ricerca di polistirolo per realizzare il tuo cappotto? Rivolgiti a noi di Poliplast! Sapremo guidarti e consigliarti al meglio in base alle tue esigenze; dai un’occhiata qui per scoprire anche i vantaggi del polistirolo nero graffitato in edilizia.

Stiamo ultimando il processo di aggiornamento dell’etichettatura che identifica la nostra merce. Ma perché serve una nuova etichetta?

Semplice! Aggiornando le nostre etichette per rispettare la normativa secondo il D.lgs.n. 116/2020 che indica:

 

Tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione Europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi, nonché per dare una corretta informazione ai consumatori finali degli imballaggi.

l’obbligo di indicare, ai fini della identificazione e classificazione dell’imballaggio, la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/29/CE della Commissione”

L’obbligo prevede, da parte nostra, di inserire nella nuova etichettatura i riferimenti necessari secondo le Norme Tecniche Uni applicabili, al fine di agevolare la raccolta, il riciclo, il recupero e informare il consumatore sulla corretta gestione di possibili rifiuti derivanti dagli imballaggi utilizzati.

Sembra un processo semplice tuttavia, per noi di Poliplast, non è immediato visto che abbiamo etichette personalizzate per ogni nostro cliente; stiamo quindi ultimando il processo di aggiornamento di tutte le nostre etichette.

Per facilitare la comprensione del riciclo e recupero della nostra merce lasciamo, qui di seguito, una tabella sempre consultabile con la codifica alfanumerica degli imballaggi che vi vengono forniti:

Qui di seguito invece lasciamo in esempio un’etichetta nuova completa:

Mentre qui potete trovare le singole etichette che applichiamo, in ogni bancale ordine, durante la fase di transizione e aggiornamento dell’etichettatura oltre all’etichetta standard.

 

Per qualsiasi dubbio o necessità rimaniamo a vostra disposizione.

Telefono +39 0721 491969
Fax +39 0721 472786
Email: info@poliplastpolistirolo.it

Vi siete mai chiesti come funziona la produzione in Poliplast? Come viene gestito un’ordine e che tipologie di lavorazioni? Ecco in questo articolo elencheremo, passo dopo passo, qual è il ciclo di vita di un’ordine all’interno della nostra azienda.

1) Tutto ha inizio in ufficio dove riceviamo le vostre richieste email e telefoniche; i clienti abituali, che richiedono la stessa tipologia di materiale o prodotti standard vengono subito visionati dal nostro staff che controllano la fattibilità dell’ordine nei tempi richiesti. I nuovi clienti e le richieste di lavorazione personalizzate vengono messe in coda per essere visionate il prima possibile dallo staff dell’ufficio e dai tecnici della produzione; in seguito verrete ricontattati per email e telefonicamente per ricevere il preventivo a voi dedicato.

2) Quando l’ordine è stato visionato dai voi e dal nostro staff, che si tratti di lavorazioni su misura o standard, riceverete una mail dall’ufficio con oggetto “conferma d’ordine”; è importante controllare sempre che, questa email, vi sia arrivata perché è lei che stabilisce il passaggio dell’ordine dall’ufficio alla produzione.

3) A questo punto l’ordine viene portato in produzione ed entra ufficialmente nel ciclo produttivo:

   A) Se l’ordine riguarda buste ferramenta, bobine di pluriball, cartene, etc viene portato direttamente alla postazione del nostro tecnico che ha un’area e magazzino dedicata per la produzione di questi materiali

   B) Se l’ordine riguarda il polistirolo gli addetti alle taglierine, macchine addette al “primo” taglio del materiale, si occupano di prendere la materia prima (che si presenta in blocchi alti 4mt) e di sezionare il blocco in base agli elementi da realizzare.

   C) a questo punto avviene una prima divisione del prodotto:

         I) se dobbiamo realizzare dei tamponi (figure semplici) il materiale prosegue il ciclo di taglio nella macchina successiva. Verrà poi inserito in appositi bancali o
carrelli in base alle richieste del cliente, etichettati e chiusi.

         II) se il materiale tagliato serve come “blocco base” per realizzare elementi sagomati o fresati il polistirolo viene portato al macchinario e tecnico addetto alla
lavorazione. Il pantografo è un macchinario che permette di realizzare elementi sagomati passanti, sfruttando un filo riscaldato con differenti inclinazioni, velocità e movimenti di tappeto del macchinario. La fresatrice invece è una macchina che permette di realizzare lavorazioni anche non passanti; essa infatti sfrutta degli utensili che permettono di scavare il polistirolo nella forma desiderata. A termine lavorazione, i prodotti realizzati, saranno inseriti in appositi bancali o carrelli in base alle richieste del cliente, etichettati e chiusi.

4) Una volta che il materiale è pronto viene stoccato nel nostro magazzino e preparato per la spedizione o ritiro da parte del cliente

5) A questo punto il foglio con l’ordine ritorna in ufficio con indicate: le quantità prodotte per ogni pezzo, indicazioni di produzione per il cliente e possibili problematiche o imprevisti da risolvere (internamente o con il cliente in base alle caratteristiche del prodotto richiesto)

6) Ora che l’ordine è tornato in ufficio, il nostro staff, provvederà a contattarvi per comunicarvi che l’ordine è pronto per il ritiro\spedizione e preparerà tutti i documenti del caso

Ovviamente qualche imprevisto, complicazione o cambio di direzione può sempre succedere… specialmente con gli ordini combinati con materiali differenti che hanno una gestione più elaborata; tuttavia quelli sopra elencati sono, in sintesi e semplificati, tutti i punti chiave che stabiliscono il ciclo vitale di un’ordine all’interno di Poliplast.